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lunedì 17 ottobre 2011

Benedetto XVI per la nuova evangelizzazione



Servizi della Radio Vaticana:
1- Incontro del 15 ottobre 2011 in Vaticano sul tema "Nuovi evangelizzatori per la Nuova Evangelizzazione" (Siate testimoni di speranza e gioia in un mondo dove il male fa più rumore: cosi il Santo Padre ai nuovi evangelizzatori - servizio di Cecilia Seppia)
http://www.radiovaticana.org/italiano/articolo.asp?c=529461
2- Santa Messa del 16 ottobre 2011 per i nuovi evangelizzatori nella Basilica Vaticana (Benedetto indice l'Anno della fede: missione essenziale della Chiesa è parlare di Dio - servizio di Sergio Centofanti)
http://www.radiovaticana.org/italiano/Articolo.asp?c=529483

domenica 16 ottobre 2011

Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Giornata Missionaria Mondiale del 23 ottobre 2011 (estratto)

«Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21)


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«...La fede si rafforza donandola! La nuova evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 2).

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Tutti coloro che hanno incontrato il Signore risorto hanno sentito il bisogno di darne l’annuncio ad altri, come fecero i due discepoli di Emmaus.

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La Chiesa, «per sua natura è missionaria, in quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre» (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 2). Questa è «la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare» (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 14).

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...si allarga la schiera di coloro che, pur avendo ricevuto l’annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti ambienti, anche in società tradizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede. È in atto un cambiamento culturale, alimentato anche dalla globalizzazione, da movimenti di pensiero e dall’imperante relativismo, un cambiamento che porta ad una mentalità e ad uno stile di vita che prescindono dal Messaggio evangelico, come se Dio non esistesse, e che esaltano la ricerca del benessere, del guadagno facile, della carriera e del successo come scopo della vita, anche a scapito dei valori morali.

…

Il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto, ma è un dono da condividere, una bella notizia da comunicare. E questo dono-impegno è affidato non soltanto ad alcuni, bensì a tutti i battezzati, i quali sono «stirpe eletta, … gente santa, popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9), perché proclami le sue opere meravigliose.

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E’ importante che sia i singoli battezzati e sia le comunità ecclesiali siano interessati non in modo sporadico e saltuario alla missione, ma in modo costante, come forma della vita cristiana. La stessa Giornata Missionaria non è un momento isolato nel corso dell’anno, ma è una preziosa occasione per fermarsi a riflettere se e come rispondiamo alla vocazione missionaria; una risposta essenziale per la vita della Chiesa.

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L’evangelizzazione è un processo complesso e comprende vari elementi. Tra questi, un’attenzione peculiare da parte dell’animazione missionaria è stata sempre data alla solidarietà. Questo è anche uno degli obiettivi della Giornata Missionaria Mondiale, che, attraverso le Pontificie Opere Missionarie, sollecita l’aiuto per lo svolgimento dei compiti di evangelizzazione nei territori di missione. Si tratta di sostenere istituzioni necessarie per stabilire e consolidare la Chiesa mediante i catechisti, i seminari, i sacerdoti; e anche di dare il proprio contributo al miglioramento delle condizioni di vita delle persone in Paesi nei quali più gravi sono i fenomeni di povertà, malnutrizione soprattutto infantile, malattie, carenza di servizi sanitari e per l'istruzione. Anche questo rientra nella missione della Chiesa.

...

Così, attraverso la partecipazione corresponsabile alla missione della Chiesa, il cristiano diventa costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e collabora alla realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l’umanità. Le sfide che questa incontra, chiamano i cristiani a camminare insieme agli altri, e la missione è parte integrante di questo cammino con tutti. In essa noi portiamo, seppure in vasi di creta, la nostra vocazione cristiana, il tesoro inestimabile del Vangelo, la testimonianza viva di Gesù morto e risorto, incontrato e creduto nella Chiesa.

La Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di “andare” incontro all’umanità portando a tutti Cristo.



lunedì 10 gennaio 2011

lunedì 18 ottobre 2010

Gianna Jessen: sopravvissuta all'aborto

In una conferenza a Melbourne nel 2008, Gianna Jessen racconta la sua storia di bambina non voluta, nata nonostante il tentativo di aborto della madre.
Sottotitoli in italiano.



sabato 22 maggio 2010

Che storia è questa?

C'è un peccato che Dio non può perdonare? Gesù dice che «...ai figli degli uomini saranno perdonati tutti i peccati e qualunque bestemmia avranno proferita; ma chiunque avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non ha perdono in eterno, ma è reo di un peccato eterno.» (Mc 3, 28-29).

Dio giusto e misericordioso, onnipotente nell'amore, può perdonare i crimini più odiosi; fra questi i tanti casi di pedofilia che hanno coinvolto preti e vescovi, al centro dei recenti attacchi mediatici contro la Chiesa. Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva...

Però... Dio avrà pure il potere di perdonare ogni peccato a coloro che avvertono il richiamo dello Spirito Santo e si convertono, ma l'uomo come deve giudicare chi abusa dei più indifesi, degli innocenti, dei piccoli?

Gesù dice anche: «E' inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono. Sarebbe meglio per lui che una macina da mulino gli fosse messa al collo e fosse gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno solo di questi piccoli.» (Lc 17, 1-2).

La giustizia umana, dunque, deve fare il suo corso denunciando le violenze e perseguendo i colpevoli fino alla condanna.


***

Ho iniziato a scrivere questo post qualche settimana fa, ma ho avuto difficoltà ad andare avanti perchè di fronte al dilagare delle accuse – si dice che alti prelati della Chiesa, cominciando dal papa (!), hanno coperto i casi di cui venivano a conoscenza per sottrarli alla giustizia umana; si dice che chi ha tollerato è complice perchè, oltre ad aver sottratto i colpevoli alla condanna, ha favorito il ripetersi di atti delittuosi; si dicono tante cose e, forse, ancora, non si è detto tutto quel che si potrebbe – anch'io sono rimasto scandalizzato.

I “piccoli” di cui parla Gesù, secondo l'esegesi, sono i semplici fedeli, quelli che ripongono la loro fiducia nei “grandi”, proprio come i bambini la ripongono in chi dovrebbe aver cura di loro.

***

Non dobbiamo mai dimenticare che c'è l'antico serpente che muove guerra alla Chiesa e non lo fa con attacchi esterni, ma insinuandosi nel cuore degli uomini e, attraverso questi, nelle istituzioni ecclesiali.

«La nostra battaglia, infatti, non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.» (Ef 6, 12).

Da sempre il demonio tenta di distruggere il Creato, l'Uomo, la Chiesa... Ha tentato con lo stesso Cristo.

Ma, allora: che storia è questa?

E' una Storia di Salvezza... Inizia con un fiat e finisce con un amen: col Fiat della Genesi e con l'Amen dell'Apocalisse; col Fiat della Vergine e con l'Amen del Figlio.


«...il tempo è vicino. Il malvagio continui pure a essere malvagio e l’impuro a essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.
Ecco, io vengo presto e ho con me il mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’Alfa e l’Omèga, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine. Beati coloro che lavano le loro vesti per avere diritto all’albero della vita e, attraverso le porte, entrare nella città. Fuori i cani, i maghi, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna! ». (Ap 22, 10b-15)

E' una storia che inizia con la caduta del primo uomo e finisce con la vittoria del Nuovo Adamo sul peccato e sulla morte. La Chiesa, ad iniziare da me, ha bisogno che i suoi figli lavino le proprie vesti nel fiume di grazia scaturito dal costato di Cristo.





lunedì 11 maggio 2009

Christus resurrexit, sicut dixit.

Vere resurrexit!



Alleluia!






martedì 10 febbraio 2009

Che senso ha?



Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa debba scegliere. Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d'altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. (Filippesi 1, 21-24)

Per i credenti - per coloro, cioè, che, pur nella loro debolezza, credono che la volontà di Dio è il meglio per la loro vita e per la vita del mondo - il valore del vivere e del morire dipende esclusivamente dal disegno salvifico del Creatore.

Lui ha creato l'uomo a sua immagine per renderlo partecipe del suo Amore onnipotente ed eterno. Siamo stati creati per la vita: per la pienezza della vita, anzi.

Nella nostra visione limitata non possiamo neanche immaginare il futuro di gloria che ci attende e, tuttavia, lo speriamo e lo desideriamo con tutto il nostro essere. Lo Spirito Santo, ricevuto nei sacramenti, dà testimonianza al nostro spirito che questa vita che viviamo nella carne è solo un passaggio obbligato verso la perfetta beatitudine. Sappiamo anche, però, che questa vita, vissuta nella fede nel Figlio di Dio il quale ci ha amato e ha dato sé stesso per noi, è già - qui e oggi - vita eterna.

Per il credente, dunque, non c'è differenza tra il vivere e il morire. La morte è solo un passaggio, per quanto doloroso, e la vita - in quanto ogni istante è dono di Dio in ordine al Suo progetto d'amore - non ci appartiene.

Già! Ma per chi non ha il dono della fede? Per chi pensa che tutto il bello e il brutto del mondo si consuma in quei pochi anni (cento/centoventi/mille?) che intercorrono dalla culla alla tomba?

Che senso ha una vita debole?

Che senso ha la vita di un “coso” che cresce nell'utero di una donna che ha subito violenza?

Che senso ha la vita di un vecchio malato e immobile, magari sedato dalla morfina, che pesa sulla famiglia e sulla società?

Di questo passo, potrei continuare e chiedermi che senso ha la vita di un cerebroleso grave, di uno psicopatico assassino ecc. ecc.

Che senso hanno avuto i diciassette anni vissuti da Eluana in stato vegetativo?

Per il credente non ci sono dubbi: se Eluana poteva vivere - sebbene in stato di incoscienza e seppure con l'ausilio dell'alimentazione e dell'idratazione artificiale – doveva vivere per compiere fino in fondo il disegno di Dio.

Ora che tutto è compiuto, ora che Dio ha permesso che la volontà degli uomini facesse violenza alla natura, invece di aiutarla, per i non credenti resta un fatto che non possono ignorare: Eluana - lei, la sua persona inerme - ha obbligato milioni di cittadini ad interrogarsi sulla bioetica, ha mosso politici, giuristi e teologi al confronto, ha scosso le fondamenta stesse del nostro Paese.

Quando succede (grazie a Dio, ancora succede) non si può sapere che conseguenze avrà per la famiglia e per la società e per il mondo la nascita di un bambino.
Solo dopo, in base alle cure date o negate, all'amore conosciuto o alla violenza subita, quel bambino diventerà un santo o un criminale. Eppure quel bambino, già al momento del concepimento, per il solo fatto di esistere, incide significativamente sul corso degli eventi, cambia la Storia. Quanto più la sua nascita, quanto più la sua vita!







Continua...

domenica 28 settembre 2008

Esperienze

Cortocircuito.

Stamattina, mentre sfogliavo "Venga il tuo Regno", un periodico del PIME, ho visto la foto di una processione a Visciano e mi è tornato in mente un episodio del secolo scorso.


Era il venerdì santo del 198... e con moglie, figli e parenti della zona eravamo andati ad assistere alla sacra rappresentazione che si teneva in quella località. La processione della via dolorosa, con i partecipanti nei panni di antichi romani ed ebrei, era giunta davanti al sagrato. Io, con la mia reflex, avevo scattato qualche foto quando ci erano passati davanti e poi, a causa della distanza, avevo dovuto cambiare ottica e innestare il teleobiettivo.
Il giovane barbuto che impersonava Gesù venne spogliato del mantello e della tunica e adagiato su una pesante croce di legno.
Dal mio punto di osservazione, pur con tanta folla davanti, inquadravo perfettamente la scena e continuai a puntarla e a scattare mentre la croce, con "Gesù" legato mani e piedi, veniva innalzata.
Ci fu come un cortocircuito nella mia mente: persi la cognizione dello spazio e del tempo e ciò che vidi attraverso il mirino fu Cristo nell'ora gloriosa dell'esaltazione. Non vi sono parole sufficienti a descrivere il senso di vertigine che, per pochi attimi, mi separò da questo mondo, dalla folla, dai familiari e parenti che mi stavano vicino... Quando abbassai la fotocamera, vidi mia moglie accanto e le chiesi: - Dove siamo?


Questa piccola storia non l'ho mai raccontata così, coram populo. Se lo faccio ora è perchè sono protetto dall'anonimato (benchè molto relativo). Ciò che, a distanza di anni, mi è rimasto nel cuore è che non fu un senso di commozione a vincermi, ma la partecipazione a quell'evento salvifico, la comprensione profonda e gioiosa di un mistero non dico inesprimibile, ma slegato da ogni possibile logica umana, il mistero della misericordia divina, del perdono dei miei peccati.

giovedì 28 agosto 2008

Peccato non averlo saputo prima!

Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l`altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno». (Lc 23,33-34)

Se conoscessimo in anticipo la conseguenza, anzi, le conseguenze delle nostre azioni probabilmente eviteremmo di compiere “cattive azioni”. Ma, lo dice Cristo sulla croce, non sappiamo quello che facciamo. Si fa presto a dire: osserva la “legge” del Signore, cammina nei Suoi principi, fai la volontà di Dio. In realtà, anche chi si accosta spesso alla confessione sacramentale e conosce bene le proprie debolezze, prima o poi ricasca nei suoi peccati “over green”. Perché ci sono cose alle quali non rinunciamo, cose che ci piacciono, cose che «vabbè, sono solo veniali» e, anche se sappiamo che ci fanno male e fanno male al nostro prossimo, ogni tanto ce le concediamo: un peccato di gola, per esempio. «Chissà perché» ci diciamo «qualcuno ha annoverato “la gola” tra i sette vizi capitali. Suvvia: una mangiata epica innaffiata di buon vino, se fuori di quaresima, mica è peccato! » Ovvio che no. Non è peccato fare festa quando è festa, non è peccato godere dell’abbondanza quando c’è, non è peccato neanche alzare un po’ il gomito per stare in allegria con gli amici se poi non ci si deve mettere alla guida… e via dicendo.

Il peccato – lo dice il catechismo (CCC 1849ss) – è una trasgressione in ordine all’amore vero, cioè alla Carità (I Cor 13), verso Dio e verso il prossimo, a causa di un perverso attaccamento a certi beni.

Però: “perverso attaccamento a certi beni” non deve intendersi solo come “vizio del quale si è schiavi” o “uso smodato di cose intrinsecamente nocive”, bensì come “attaccamento ai beni creati in contrapposizione o in preminenza rispetto alla tensione verso i beni eterni”.

Se l’abbuffata, oltre a farmi star male, mi allontana da Dio e dagli altri, è peccato.

Ed è tanto più peccato se ho la coscienza di sbagliare (piena avvertenza), se so che la gola è un vizio capitale (materia grave), se capisco che dietro c’è un inganno del demonio (deliberato consenso). Ma anche quando non ricorrono tutte le condizioni per poter parlare di “peccato mortale”, la Carità rimane ferita e, da quella ferita, può generarsi cancrena che uccide, annullando il disegno di Dio su di me, rompendo la comunione col prossimo, generando sofferenze nel mondo. In una parola: è male.

C’è stato un tempo in cui bevevo per stordirmi, per esorcizzare le mie paure, per stare per conto mio, separato in casa… Non praticavo la Chiesa, all’epoca, ma capivo benissimo che stavo sbagliando… Se non sono caduto nel vizio, nell’alcolismo e nelle sue conseguenze, è solo per grazia ricevuta, per l’amore gratuito che Dio ha avuto verso di me peccatore.

Peccato non averlo saputo prima? Peccato, piuttosto, dimenticarlo oggi.

La libertà non consiste nel fare o non fare ciò che ci pare e piace, la libertà – quella vera – consiste nell’essere liberi dalla paura della morte.

Solo la fede nella risurrezione può liberarci dall’angoscia di vivere. Credere in Dio e conoscere i suoi comandamenti non è sufficiente se la nostra esistenza non è salvata dal non senso o, meglio, dal senso incombente della vecchiaia, della malattia e della morte. Inevitabilmente andiamo incontro alla sofferenza e ogni giorno abbiamo le nostre pene, le nostre piccole morti quotidiane. La verità, quella che ci rende liberi, è che Dio ci ama e ci ha tanto amato da donarsi a noi, nella persona dell’Unigenito Figlio, sulla croce (Rm 5,6ss). La verità è che nulla ci può separare da Dio, neanche il peccato. E’ di questa verità che siamo ignoranti: anche quando l’abbiamo appresa c’è qualcuno, avverso a Dio, che ce la nasconde, che ci vuol far credere che Dio non è un padre buono che aspetta il nostro ritorno (Lc 15,11-32).


«Perciò vi dico: per la vostra vita, non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neppure Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? Non affannatevi dunque dicendo: che cosa mangeremo? che cosa berremo? che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.» (Mt 6, 25-34).

«Cercate prima il regno di Dio…» Ma, anche quelli che ci diciamo credenti, lo cerchiamo? Oppure cerchiamo la”nostra” realizzazione, il consenso degli altri, l’affetto del prossimo, il benessere del corpo prima che dello spirito? Vogliamo essere ammirati nella nostra vanagloria o vogliamo dare gloria a Dio?

Perchè il discrimine è proprio questo.

Gesù veniva chiamato "mangione e beone" dai farisei perchè sedeva a tavola con pubblicani e peccatori e i suoi discepoli venivano guardati con meraviglia dai discepoli di Giovanni perchè non facevano, come invece loro, digiuni frequenti per affrettare la venuta del Regno (Mt 9,10-15). Gesù, in questo modo, manifestava la divina misericordia e anticipava la gioia del banchetto eterno e, tuttavia, Lui e i suoi discepoli vivevano nella totale precarietà, spigolando ciò che la Provvidenza offriva loro.

La gioia vera, la perfetta letizia, sta nel godere del creato con rendimento di grazie verso il Creatore e Signore di tutte le cose. La tristezza del peccato, invece, subentra quando subiamo le conseguenze delle nostre scelte egocentriche... Ma anche questo è dono di Dio, per convertirci, per portarci a Lui, alla Vita e al Sommo Bene.

Quando vediamo il male, in noi o attorno a noi, non chiediamoci perchè Dio lo permette. Chiediamoci, invece, se, in qualche modo, ne siamo responsabili. E' molto evidente che se sono un tabagista non posso imputare a Dio un tumore ai polmoni. E' meno evidente che, se lo ha mio fratello che odia le sigarette, ciò possa essere a causa del fumo passivo che gli ho fatto respirare io. Non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello che, in qualche modo, contribuisco anch'io allo strapotere delle multinazionali e allo sfruttamento del terzo mondo



"La gola" è uno dei miei dipinti della serie "Seven" (1985) che illustra i sette vizi capitali: rappresenta un uomo - me stesso - tutto sensi e poco cervello, che mangia e beve fino a star male...


Continua…




domenica 3 agosto 2008

La costola di Adamo

Il Signore Dio fece scendere un torpore sull`uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all`uomo, una donna e la condusse all`uomo. Allora l`uomo disse:
"Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall`uomo è stata tolta".
(Gen 2,21-23)

La traduzione dell'ultimo versetto che ho citato dal libro della Genesi, laddove parla di "uomo" e "donna", non rende affatto l'originale ebraico che si basa, invece, sulle parole "ish" e "ishsha" ("issu" e "issa" per dirlo - con una battuta - in sardo). Se proprio si volesse rendere l'idea, in italiano occorrerebbe dire "uomo" e "uoma".
Ciò, da un lato, dimostra che il libro sacro contiene, in nuce, l'affermazione dell'assolutà parità tra uomo e donna. Peraltro il racconto della creazione della donna ha dato adito, nei secoli, a interpretazioni errate sui rispettivi ruoli - maschile e femminile - e ha, altresì, alimentato credenze assurde.

Secondo una credenza popolare abbastanza diffusa, gli uomini avrebbero una costola in meno rispetto alle donne, eredità dell'asportazione subita da Adamo. In realtà sia uomini che donne hanno lo stesso numero di costole. È però importante notare che in molti testi di ampia diffusione, soprattutto relativi alla storia della scienza, viene spiegato che in passato questa credenza fosse una vera e propria tesi scientifica accettata e consolidata, derivante dal racconto biblico ed imposta di fatto come dogma dalle autorità religiose.
(da
http://it.wikipedia.org/wiki/Adamo)

Mi sono contato le costole e ho contato le costole di mia moglie. Dopo di che, per deduzione scientifica, oso affermare quello che più sopra ho definito una credenza assurda: l'uomo ha una costola in meno rispetto alla donna! Solo che questa benedetta "costola" non si trova nel torace, come è facile verificare, bensì nel bacino. Come è noto, lo scheletro della donna si può facilmente distinguere da quello dell'uomo osservando la diversa conformazione del bacino: questo, nella donna, è atto a contenere, sorreggere, proteggere la vita nascente e a darla, poi, alla luce. Le ossa che costituiscono il cosiddetto "monte di Venere" sono ben evidenti anche nell'aspetto esteriore della donna, sono robuste e pronunciate, facilmente individuabili al tatto. Nell'uomo, al contrario, quelle ossa, pur presenti, sono meno accentuate e sfuggono alla palpazione.

Tutto questo dimostra che il racconto biblico è verace (si basa, cioè, sulla constatazione di un fatto reale) e, mentre illumina il discorso sulla necessaria complementarietà dei due sessi per la trasmissione della vita, non cambia di una virgola quello della pari dignità tra "ish" e "ishsha", che non deve portare, però, a confusione di ruoli.


N.B. Mi pare strano che nessuno mai prima di me abbia fatto una simile osservazione, ma, nel caso - pur non ponendo il copyright, anzi auspicando la diffusione, l'approfondimento e lo sviluppo dell'idea - ne rivendico la paternità, seconda solo a quella dell'Autore sacro.

venerdì 18 luglio 2008

III - Chi mi dice ciò?

La fede è una virtù teologale, nessuno se la può dare da sé, è un dono di Dio.

Guardandomi intorno, però, mi viene il dubbio che Dio sia molto avaro. Non se ne vedono tante di virtù teologali in giro.

Vero è che, essendo Dio puro spirito, questi doni hanno bisogno di qualcuno che li recapiti e di qualcuno che li riceva. Vero è che Dio si serve di persone concrete: opera e parla per mezzo di preti e di laici e il suo Verbo viene diffuso con tutti i mezzi di comunicazione, web compreso.

E’ vero anche, però, che Dio se li sceglie proprio male i suoi postini.
Pur volendo ignorare quei santoni di qualsivoglia orientamento religioso, spirituale o sociale, che pensano più alla loro esaltazione e al proprio tornaconto personale facendosi una schiera di adepti da tenere assoggettati con pressioni psicologiche e non solo… Pur ammettendo che non tutti i preti e i religiosi in genere sono dei mestieranti accaparratori e taccagni, sessualmente perversi e socialmente prevaricatori… Pur vedendo che nella chiesa ci sono anche uomini e donne sinceramente credenti e di buona volontà… la perfezione non la si vede e i santi che dispensano i doni di Dio - fede, speranza e carità - sono veramente pochi… Più o meno uno ogni morte di papa. Di meno, semmai, e non di più.

A chi credere, dunque? Perché credere a un Pinco Pallino qualunque, pieno di difetti e di peccati come me e peggio di me, che viene a raccontarmi di un uomo morto in croce e - dice lui - risorto all’alba del terzo giorno?
Va bene: lo fa gratuitamente. Va bene: il suo è un discorso interessante. Va bene: lui si è fatto convincere, si vede che è convinto.. E avrà pure superato i suoi problemi.
Ma anch’io ho le mie certezze ben consolidate, perché mai dovrei credere a lui piuttosto che a tanti pensatori laici che hanno lasciato un patrimonio di idee all’umanità?

Qui interviene Dio: qualcosa mi comincia a frullare fra i neuroni e mi dice che in quell’annuncio portato da Pinco Pallino c’è la verità.
Lo Spirito Santo, Dio, agisce e rimescola le carte facendo riemergere il profondo bisogno insito nell’uomo: il bisogno di amare riamati. Spesso l’amore umano è solo egoismo condiviso: la paura di perdere la propria individualità impedisce di donarci totalmente all’altro. Possiamo assecondare questo rimescolamento oppure possiamo recuperare rapidamente le nostre sicurezze, mettendo però a tacere tutte le insicurezze che inevitabilmente ci portiamo dentro. Dio ci ha creato liberi e non fa violenza alla nostra volontà, possiamo cacciar via il suo Spirito come si scaccia un insetto molesto… Oppure possiamo accoglierlo e intraprendere la via della santità.

Perché la santità è donata a tutti, ma la strada da fare è lunga: c’è chi va spedito, chi va zoppicando, chi si ferma, chi cade, chi scantona.

Quelli che chiamiamo santi l’hanno percorsa in modo spedito, ma anche chi va zoppicando alla fine può arrivare, chi si ferma può riprendere a camminare, chi cade può rialzarsi, chi scantona può tornare in carreggiata. Perché non siamo soli… Perchè Qualcuno ci aiuta, se solo lasciamo che ci aiuti.




3) - Continua...


martedì 15 luglio 2008

II - Vangelo? Tutte storie!


Se chiedete in giro cosa è il cristianesimo, ognuno, credente o ateo, prete o laico, cristiano o meno, vi darà una risposta diversa.


Così, anch’io dico la mia: il cristianesimo è il vangelo.


Per essere preciso direi, anzi, che è il vangelo di Gesù Cristo. Immagino che, con questa stringata definizione, mi troverei d’accordo con altri credenti, con molti preti e con tanti cristiani… Anche se, poi, ognuno farebbe i suoi distinguo e sentirebbe il bisogno di essere ancor più preciso. Ci sarebbero, però, tanti altri credenti, preti e cristiani che non sarebbero comunque d’accordo e, sicuramente, una definizione del genere non direbbe niente a chi professa un’altra religione o non crede.


Si fa presto a parlare di Gesù: se anche è storicamente vissuto, ha predicato in Palestina ai tempi di Tiberio Augusto ed è stato crocifisso da Pilato, chi può dire che sia tutto vangelo quel che raccontano i cosiddetti “apostoli”, tra i quali - è bene ricordare - ve ne è uno che è stato determinante per la diffusione del cristianesimo, ma che Gesù non lo conobbe mai di persona.


Mettiamo, perciò, da parte questo scomodo personaggio: poco ci importa che Gesù Cristo sia stato uno dei tanti profeti o il Figlio di Dio o, come dicono alcuni, un impostore. Alla fin fine quelli che non sono d’accordo continuerebbero a non essere d’accordo, nonostante ci sia nel mondo una Chiesa che dimostra che qualcosa deve pur essere successo a seguito di quella morte in croce. Se uno è critico verso la Chiesa, questo preteso “Signore” è solo una figura mitica, buona per gli allocchi che ci credono. Ma poi, in fondo… Anche a me, che allocco non sono, che mi cale?


******


Il cristianesimo è il vangelo perché è euanghelion, una “buona notizia”.


La mia vita ha valore se ha un senso - dicevo nel post precedente - altrimenti è una vita assurda. Una buona notizia è quella che, quando la realtà quotidiana diventa troppo pesante da vivere perché le cose non vanno come vorrei, mi dà una prospettiva nuova, un motivo per continuare a sperare e un sostegno per darmi da fare per vivere e vivere serenamente.


Il vangelo di Gesù Cristo mi dice che Dio mi ama e che la morte è stata vinta, mi dice che ho speranza.


E va beh! Dice… Dice… Sì, c’è chi subito ci crede e viene preso dall’entusiasmo perché pensa che tutti i suoi guai possono trovare soluzione. Si fa convincere e, infine, suggestionato, si autoconvince. Magari supera anche un periodo difficile, una depressione, ricomincia a vivere… O invece, piuttosto, ricomincia ad affannarsi per vivere?


La “buona notizia” è quella che veramente mi libera dalla schiavitù; è quella che - se accolta - mi porta fuori dall’Egitto, da un’esistenza senza orizzonti, cioè; è un’esperienza nel deserto dove mi viene dato gratuitamente ciò di cui ho bisogno e posso camminare verso una nuova meta senza dovermi preoccupare di niente e meno che mai dell’aguzzino del faraone che mi costringe a faticare per niente, per vivere in miseria.


Per parlare di Dio, il buon ebreo racconta la storia dell’esodo. Senza storia non si capisce Dio, non si capisce il cristianesimo, non si capisce la propria esistenza.


La “buona notizia” è quella che ti porta a scoprire che Dio non è estraneo alla tua storia attraverso il racconto di uno che ti annuncia come lo stesso Dio ha operato nella sua vita, sempre. Può essere il racconto dell’ebreo che parla del passaggio del mar Rosso compiuto dagli antichi padri o quello dell’evangelista che stava sotto la croce di Gesù e anche Dio era là, mentre il Figlio, dopo aver detto: “Tutto è compiuto”, chinato il capo, spirò.



2)- Continua…

lunedì 14 luglio 2008

I - Dio c’è… E io, ci sono?

Dio esiste.


Voglio provare a dirlo con parole non usuali, diverse da quelle di filosofi e teologi, ma, alla fin fine, si tratta pur sempre di un ragionamento che dà per acquisiti alcuni assunti filosofici e teologici.


Dovrebbe (volutamente uso il condizionale) definirsi Dio l’essere unico, perfettissimo, onnipotente, causa ed effetto, principio e fine, il bene supremo, l’amore universale. Volendo (c’è chi lo ammette) Dio è al di sopra del bene e del male per cui ciò che noi chiamiamo male, compresa la sofferenza, compreso il peccato, compreso il demonio, è già tutto in Lui, uno con Lui. Ma queste sono solo chiacchiere: Dio nessuno l’ha mai visto.


Io, però, esisto. Di questo ne ho la certezza. Esisto con i miei pensieri, ma anche con i miei istinti, ho pregi e difetti, sono un animale sociale e, al tempo stesso, un egoista. Ci sono sei miliardi di esseri umani su questo pianeta e chissà quanti altri miliardi di esseri senzienti nell’universo. Ognuno, come me, è imperfetto, limitato, ma esiste.


Già: esiste, ma fino a quando? Come? Perché? Chi siamo noi? Da dove veniamo? Dove andiamo?

Che senso hanno questi nostri ragionamenti, questi interrogativi? Che senso ha cercare il benessere se il male, comunque, ci sta sempre accanto? Che senso ha l’altruismo e, ancor di più, che senso ha l’egoismo, la prevaricazione dell’uomo sull’uomo, la crudeltà, il male?
Se tutto finisce e se ne perde anche il ricordo, se le nostre gioie dipendono esclusivamente dalla nostra volontà singola o dalle nostre volontà associate di che dobbiamo preoccuparci? Perchè ci affanniamo a vivere? Che senso ha salvare una vita o toglierla, se quella vita, comunque, deve finire?


Forse, con il progresso, con l’evoluzione, riusciremo a far sì che ogni madre abbia un parto indolore e che ogni neonato venga alla luce sorridendo; forse elimineremo la fame, le malattie, la guerra ed ogni uomo vivrà fino a due, trecento, mille anni; forse viaggeremo tra le stelle e incontreremo altri popoli nella Galassia e oltre… Ma UNO non sarò mai… Ci sarà sempre qualcosa fuori di me che mi darà la misura della mia finitezza. Anche se fossi solo, l’UNICO, a godermi lo spettacolo dell’universo, che senso avrebbe la mia esistenza se il moto dei corpi celesti non dipendesse dalla mia volontà, ma fosse governato da leggi esistenti fuori di me? E se anche avessi il potere di giocare a bocce con i pianeti: a che pro?


Perché mi affanno a vivere o, più semplicemente, perché vivo?


Se non so rispondere o, perlomeno, se non provo a rispondere a questo interrogativo, vuol dire che non vivo: vivo, cioè, nella noia, ammazzando il tempo in attesa della morte.


Se Dio non c’è, non c’è neanche possibilità di senso per l’uomo, la vita diventa assurda.


Ma se la vita viene da Dio e a Dio ritorna, allora il tempo non è più un limite, la vita ha uno scopo e può essere vissuta in pienezza.




1)- Continua…